Il primo crollo documentato risale al 1211 e la ricostruzione avvenne nel 1269 per volere del Re di Napoli Carlo I d'Angiò, come è possibile leggere nell'epigrafe che sovrasta il portale d’ingresso, sormontata da una scultura raffigurante un orso.
Altre trasformazioni sostanziali dell'edificio, come la demolizione delle absidi, sono avvenute nel 1624; lo testimonia l’epigrafe posta sull'architrave dell'ingresso laterale (corte Santa Caterina). In questo periodo il pavimento originario venne coperto e sollevato da un nuovo piano pavimentale. Fra il 1974 e il 1980 vi sono stati numerosi lavori di restauro, arricchiti da un’indagine archeologica che ha riportato alla luce il pavimento originario: questo è un tappeto musivo con tessere calcaree monocrome di forma quadrangolare o rettangolare, che disegnano molteplici motivi geometrici (a spina di pesce, a croce, a rombo). Interessanti anche i lacerti di affresco ancora visibili sulle pareti e l’epigrafe sul primo pilastro a sinistra che nella prima parte recita ‘PARS OPERIS TANTI PRE(TI)OSUM PES ELEFANTI SCRIBE FORMATUS’, indicandoci un tale Elefante scriba. Da notare anche il campanile a vela, sfigurato da aggiunte posteriori.
Per conoscere il dettaglio del mosaico della Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria, visita il sito del Ministero dei Beni Culturali, nella sezione Itinerari Culturali del Medioevo Pugliese.
Per un tuffo nell'esoterismo, consulta questa sezione.